La gioia che viene da una buona azione

Pubblicato il da cristoviveinme

Carissimi fratelli e sorelle,

Pace e Bene!

Thomas-Merton-copia-1.jpgQuesta mattina ho fatto la mia meditazione su un pensiero di un Monaco Trappista che mi affascina da sempre: Thomas Merton. Egli, dal silenzio della sua cella, in un momento di riflessione scrive: "La gioia che viene da una buona azione è qualche cosa che va ricordata - non per alimentare la nostra compiacenza, ma per ricordarci che gli atti virtuosi non solo sono possibili e meritori, ma possono divenire più facili, più graditi e fruttuosi di quelli del vizio che ad essi si oppone e che li rende vani. Una falsa umiltà non dovrebbe privarci della gioia della conquista, che ci è dovuta ed è necessaria alla nostra vita spirituale, specialmente agli inizi. E' vero che più tardi ci possono venire lasciati dei difetti che siamo incapaci di vincere - e questo avviene per procurarci l'umiliazione di combattere contro un nemico che sembra imbattibile, senza nessuna soddisfazione di vittoria. Ci può difatti venire richiesto di rinunciare anche alla gioia che si prova nel fare il bene, per essere sicuri che lo facciamo per un motivo che trascende questa stessa gioia. Ma prima di poter rinunciare ad un tale piacere bisogna averlo provato. Ed agli inizi la gioia che viene dalla conquista di sé è necessaria: non dobbiamo temere di desiderarla". (Thomas Merton, "Pensieri nella solitudine", Garzanti Editore, Pagina 25)

Queste parole mi han colpito fin dalla prima volta che le ho lette. La vita alle volte ci sembra dura, ripida, amara e impossibile ma, invece, nella vita ci sono tante cose di cui poter gioire. Fra Thomas ci dice senza peli sulla lingua che la gioia bisogna averla provata almeno una volta nella vita per poter decidere di rinunciarvi e, allora, credo sia assolutamente necessario cercare di provare la gioia attraverso una buona azione compiuta a qualche nostro collega, famigliare o amico in difficoltà. Badate bene però che dobbiamo compiere questa buona azione "non per alimentare la nostra compiacenza" ma per vedere il sollievo negli occhi del fratello.

Carissimi fratelli e sorelle, vi confesso che a volte provo vera difficoltà nel compiere una buona azione, specialmente quando so che la persona che ne ha bisogno non mi dirà "grazie", ma la vera sfida sta proprio lì. Gesù, infatti, ci chiede di rinnegare noi stessi per prendere la croce e seguirlo sulla via del Calvario. All'inizio è dura salire il monte con la croce sulle spalle ma alla fine ci aspetta la gioia grande della Risurrezione!

Quest'oggi fermiamoci un momento di fronte ad un immagine di Nostro Signore o di fronte ad un Crocifisso per ringraziare di tutte le grazie, gli aiuti e i doni che Egli gratuitamente ci ha fatto e proponiamoci di tutto cuore di "restituirGli" parte di questi doni mediante i fratelli visto che sappiamo che tutto quello che facciamo ad un fratello lo facciamo a Lui.

Con l'affetto di un fratello vi saluto e vi accompagno con la preghiera.

Fraternamente.

Andrea Elia Rovera

andreaeliarovera@yahoo.it

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