'Si può pregare il buon Dio lavorando'
Carissimi fratelli e sorelle,
Pace e Bene!
Questa mattina ho voluto ricercare negli scritti di una grande maestra dello spirito la risposta ad una domanda che molti di voi mi fanno spesso e cioè "se non riesco a recitare il Rosario e a fare tutte le mie preghiere faccio dispiacere a Gesù?"
A questa domanda faccio rispondere Elisabetta della Trinità che direbbe: "Ti consiglio di semplificare tutte le tue letture e di riempirti un pò di meno. Vedrai che così è molto meglio. Prendi il crocifisso, guarda ascolta. Sai che li è il nostro appuntamento. Inoltre non turbarti quando sei presa dal lavoro come ora e non puoi fare tuti i tuoi esercizi di pietà. Si può pregare il buon Dio lavorando: basta pensare a Lui. Allora tutto diventa dolce e facile, perchè non si è soli ad agire". (Beata Elisabetta della Trinità, Monaca Carmelitana di clausura, Lettera numero 87)
Come si può leggere dalle parole di questa santa monaca la preghiera non dev'essere un cartellino da timbrare o un'obbligo istituzionale. La preghiera è un momento di confronto e di dialogo con Dio. Il confronto e il dialogo, però, non avvengono solo mediante la meditazione o la recita devota di orazioni ma anche con l'offerta al Signore del nostro lavoro, delle nostre occupazioni, dei nostri affanni e delle nostre difficoltà. Quando si vive in stato di fede, infatti, tutto diventa preghiera, tutto favorisce la meditazione e tutto ci rende capaci di dialogare con Dio anche se non ce ne accorgiamo.
Carissimi fratelli e sorelle, quest'oggi vi lascio con un consiglio: provate, nel corso della giornata, a recitare la giaculatoria "Signore, sia tutto per te". Vi accorgerete che anche il "lavare i piatti" può diventare atto d'amore e di preghiera.
Fraternamente.
Andrea Elia Rovera
andreaeliarovera@yahoo.it