Come discepoli di Cristo...
Carissimi fratelli e sorelle,
Pace e Bene!
Giovanni Paolo II disse che: "La nostra fede ci insegna che la pace è un dono di Dio in Gesù Cristo, un dono che deve esprimersi in una preghiera a lui, che tiene nelle sue mani i destini di tutti i popoli. È per questo che la preghiera è una parte essenziale nello sforzo per la pace. Ciò che facciamo oggi è un altro anello nella catena di preghiere per la pace annodata da singoli cristiani, nonché da Chiese cristiane e comunità ecclesiali, un movimento che negli ultimi anni è andato sempre più rafforzandosi in molte parti del mondo. La nostra comune preghiera esprime e manifesta la pace che regna nei nostri cuori, dal momento che come discepoli di Cristo siamo stati mandati nel mondo per proclamare e per portare la pace, quel dono che “viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2 Cor 5, 18). Come discepoli di Cristo abbiamo un obbligo speciale a lavorare per portare la sua pace nel mondo. Come cristiani, siamo in grado di riunirci in questa occasione nella potenza dello Spirito Santo, il quale introduce i seguaci di Gesù Cristo sempre più pienamente in quella partecipazione alla vita del Padre e del Figlio, che è la comunione della Chiesa. La Chiesa stessa è chiamata a essere il segno efficace e lo strumento di riconciliazione e di pace per la famiglia umana. Malgrado le serie questioni che ancora ci dividono, il nostro presente grado di unità in Cristo è nondimeno un segno per il mondo che Gesù Cristo è veramente il principe della pace. Attraverso le iniziative ecumeniche Dio ci sta aprendo nuove possibilità di comprensione e di riconciliazione, così che noi possiamo essere migliori strumenti della sua pace. Ciò che facciamo qui oggi non sarebbe completo, se noi ce ne andassimo senza una più profonda risoluzione di impegnarci a continuare la ricerca di una piena unità, e a superare le serie divisioni che ancora permangono. Questa risoluzione ci coinvolge sia come individui che come comunità. La nostra preghiera qui ad Assisi deve comportare il pentimento per le nostre mancanze di cristiani nel portare avanti la missione di pace e di riconciliazione che abbiamo ricevuto da Cristo, e che non abbiamo ancora pienamente compiuta. Preghiamo per la conversione del nostro cuore e il rinnovamento del nostro spirito, affinché possiamo essere dei veri promotori di pace, offrendo una testimonianza comune a favore di Colui il cui regno è “un regno di verità e di vita, di santità e di grazia, di giustizia, d’amore e di pace”. (Giovanni Paolo II, "Preghiera ecumenica dei cristiani nella Cattedrale di San Rufino", Domenica 27 Ottobre 1986)
Dopo un così accorato appello per la Pace mi chiedo: "stiamo davvero pregando abbastanza per la Pace e per l'unità dei Cristiani?". Questa domanda, in questo Anno della Fede, risuoni spesso nei nostri cuori perchè senza la Pace non potremo mai annunciare davvero Cristo. Senza la Pace non esiste riconciliazione. Senza riconciliazione non esiste perdono e senza perdono non può esistere comunione.
Carissimi fratelli e sorelle, scusate se quest'oggi ho riportato una citazione tanto corposa ma credo fermamente che non si può mettere in un angolo il grande Magistero della Chiesa che ci aiuta a capire chi siamo e cosa facciamo. La Chiesa, con la sua millenaria tradizione, ci insegna che le difficoltà esistono ma, con tanta buona volontà e con un po' di sofferenza, si superano.
Preghiamo spesso per la Pace e rifiutiamoci di creare guerre, contese e diatribe. Ripudiamo la guerra, il peccato e la menzogna che sono strumenti del demonio. Abbracciamo la Croce di Cristo, forgiamoci al suo divino insegnamento e cerchiamo di camminare sempre, dovunque e comunque sulla via della santità.
Vi porto nel mio cuore nella preghiera e vi saluto.
Fraternamente.
Andrea Elia Rovera
andreaeliarovera@yahoo.it