'Raccogli la mente nel tuo cuore ed emetti il tuo grido al Signore'
Carissimi fratelli e sorelle,
Pace e Bene!
Questa mattina ho fatto la mia meditazione seguendo le parole del grande maestro di preghiera Gregorio del Sinai che tra il 1295 e il 1359 scrisse: "Seduto nella tua cella, rimani pazientemente in preghiera, come ci istruisce Paolo (Romani 12:12). Raccogli la mente nel tuo cuore ed emetti il tuo grido al Signore Gesù, chiedendo il suo aiuto e dicendo: "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me"... Alcuni dei padri ci hanno insegnato che questa preghiera dovrebbe essere detta in modo completo: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me". Altri ci hanno consigliato di usarne la metà, come "Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me", o, "Signore Gesù Cristo, abbi pietà di me". Essa può essere detta alternativamente in forma completa o abbreviata. Non è tuttavia savio abbandonarsi alla pigrizia, modificando troppo spesso le parole; insistete invece nel ripetere quelle parole per un certo lasso di tempo come prova della vostra pazienza. Alcuni hanno insegnato che la preghiera dev'essere detta usando le labbra; altri che dev'essere detta con la mente. A mio parere, vanno bene entrambe". (Alister E. McGrath, "Spiritualità Cristiana", Claudiana Editrice, Pagina 139)
"Rimani pazientemente in preghiera": il maestro rivolgendosi a noi, suoi "alunni", dice subito che per pregare bene ci vuole pazienza.
"Raccogli la mente nel tuo cuore": non si può pregare bene se non si coinvolgono l'amore e il sentimento nell'orazione.
"Non è savio abbandonarsi alla pigrizia": nel rapporto con Dio non c'è posto per la pigrizia, la noia e il lassismo. Il Signore merita tutta la nostra attenzione, tutta la nostra partecipazione e tutta la nostra concentrazione.
La preghiera, inoltre, ci aiuterà concretamente a provare "la nostra pazienza" e a consolidare il rapporto d'amore con il Signore che merita tutto ciò che di bello possiamo donargli.
San Tommaso d'Aquino, nel pieno della sua contemplazione e in un immenso slancio d'amore derivato dalla preghiera, scrisse un grandioso Inno che dice: "Gesù che velato ora contemplo, sia fatto, ti prego, ciò per cui tanto anelo, che io veda te a volto svelato, reso dalla visione della tua gloria beato".
Carissimi fratelli e sorelle, scusate se oggi mi sono dilungato un poco ma, purtroppo, non si può parlare in modo veloce e sbrigativo di una cosa tanto importante quanto la preghiera. Vi esorto a non smettere mai di pregare. Vi esorto ad avere sete e desiderio di orazione. Vi esorto a non aver paura di parlare con Dio perchè, è superfluo dirlo, Lui è l'unico che ci capisce veramente e che, a differenza delle persone del mondo, non ci giudica.
Con affetto vi saluto e vi porto nel mio cuore dinanzi al Crocifisso.
Fraternamente.
Andrea Elia Rovera
andreaeliarovera@yahoo.it