Padre Giuseppe Maria e la povertà spirituale

Pubblicato il da cristoviveinme

Carissimi fratelli e sorelle,

Pace e Bene!

P1080948Quest'oggi voglio condividere con voi una bellissima riflessione di un umilissimo Frate Cappuccino che scrisse: "Non sempre ci si può ridurre come il frate del Primo Ordine ad essere un “mendicante”, ma si deve sempre custodire in sé l’atteggiamento del mendicante, con il ricordarsi che si è minori. L’atteggiamento di minore nasce dalla effettiva situazione di povertà e dalla meditazione di Gesù “umile e mite di cuore”; di qui la rinuncia francescana totale, perenne ma senza scosse, senza urti, senza rimpianti, rinuncia soave... letizia francescana (meditazione soave: presepio, ecc...). Il sacerdote francescano di fronte agli altri preti si sentirà “pescatore della seconda barca” (S. Bonaventura). Senza pretese. Senza pose. Senza durezze di padrone. Lieto: chi sta all’ultimo posto non ha timore di delusioni o di pestate di piedi. Così Giulio Salvadori, terziario francescano, insultato in modo plateale dopo la lettura di una poesia, ferma Agostino Gemelli che parte all’attacco, dicendo con dolcezza: “Hanno ragione... non sono poeta!”. Nello stesso apostolato conserva l’atteggiamento del mendicante “sempre senza stabilità, in cerca di altre avventure e di altre bastonate”. “Si sente mendicante, specialmente di fronte al suo Dio”. I ladroni sono “fratelli” come è fratello “frate lupo”. Nel peccatore deplora i propri peccati: “E non vogliano condannare quelli che vestono vesti ricche e colorate...”. Non va verso il peccatore con amore di sopportazione e di misericordia, ma... di fratello ladrone e lupo. Di qui lo stile inconfondibile di ottimismo, di comprensione, di assoluta purificazione da ogni “spocchia” nel parlare, nell’atteggiamento, nelle pretese e questioni di precedenza, nell’esigere i propri diritti, ecc..." (Padre Giuseppe Maria Borgia, Commento alle Costituzioni dell’Istituto Secolare Santa Maria degli Angeli).

Queste parole mi hanno colpito e mi hanno permesso di meditare profondamente sulla mia vita. Il Vangelo ci chiede di essere umili, pronti a cedere il posto agli altri, capaci di ascoltare e al tempo stesso di consigliare e tendere la mano a chi è nel bisogno ma, in questa società dell'apparenza, quanto viviamo questi insegnamenti evangelici?

Spesso facciamo "a gomitate" per essere ripresi da una telecamera, per essere elogiati davanti a tutti, per essere definiti "veri" Cristiani anche se sappiamo benissimo che è tutta apparenza.

Padre Giuseppe Maria, però, forte del fatto che ha rinnegato se stesso per abbracciare la Croce di Cristo, ci dice che per vivere una vita autenticamente cristana "si deve sempre custodire l'atteggiamento dei mendicanti" per non rischiare di cadere vittime della superbia, della cupidigia e della bramosia di fama e di successo.

Carissimi fratelli e sorelle, in una società "liquida" come la nostra che punta solo al successo, all'appagamento dei sensi, all'arricchimento sfrenato e all'individualismo,  è davvero importante meditare sulle parole di Padre Giuseppe Maria che senza "sé" e senza "ma" ci esorta a vivere la nostra vita sulle orme di Gesù Cristo nell'osservanza del Santo Vangelo perchè "la soluzione di tutti i nostri problemi e la soddisfazione dei nostri desideri non bastano a renderci felici". (Associazione Informazioni su Cristo, "Riscopriamo Cristo")

Spero che questa riflessione vi sia d'aiuto e vi faccia capire che "Deus Caritas est", Dio è amore.

Fraternamente.

Andrea Elia Rovera

andreaeliarovera@yahoo.it

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