Francesco Besucco, un testimone per i nostri giorni
Carissimi fratelli e sorelle,
Pace e Bene!
Vi hanno mai parlato di Francesco Besucco? Se nessuno lo ha mai fatto lo farò io.
Francesco Besucco nacque ad Argentera, in provincia di Cuneo, il 01 Marzo 1850 da una famiglia povera ma di sani principi e di forte religiosità. Andava a scuola solo nei mesi invernali perchè in primavera e d'estate doveva aiutare i suoi genitori nel lavoro dei campi. I suoi risultati scolastici erano discreti ma purtroppo la scuola del paese permetteva di conseguire solo la terza elementare per cui il suo Parroco, che gli voleva molto bene, lo istruì privatamente per permettergli di conseguire la quinta elementare.
Amava molto la lettura e, quando portava le pecore al pascolo, si portava sempre qualche buon libro per trascorrere bene il tempo. Tra le sue letture di questi anni ci son state le biografie di Michele Magone e di Domenico Savio scritte da don Bosco. Grazie a queste due biografie Francesco decide di voler conoscere don Bosco per condividere il suo ideale di santità e di andare a Valdocco.
Il suo sogno si realizza il 02 Agosto 1863 quando arriva a Valdocco con una lettera di accompagnamento del suo Parroco e il permesso dei suoi genitori. Don Bosco, ricordando questo giorno, scrisse: "Vidi un ragazzo vestito a foggia di montanaro, di mediocre corporatura, d'aspetto rozzo, col volto lentigginoso. Egli stava con gli occhi spalancati rimirando i suoi compagni a trastullarsi".
Ma cosa voleva questo giovane montanaro cuneese da don Bosco?
Francesco, dopo aver "tessuto le lodi" del suo Parroco che tanto lo aveva amato e tanto lo aveva aiutato, dice senza troppi indugi a don Bosco che vuole diventare santo sulle orme di Domenico Savio e Sacerdote per servire i giovani. Aveva delle solide radici cristiane che esprimeva con espressioni montanare molto divertenti. Una delle sue più belle "catechesi montane" recita così: "noi non siamo nati per dormire e mangiare come fanno le capre e le pecore, ma dobbiamo lavorare per la gloria di Dio e fuggire l’ozio che è il padre di tutti i vizi". E, proprio per lavorare per la gloria di Dio, Francesco faceva tutti i lavori di fatica e cercava di fare parecchie penitenze.
Nell'inverno del 1863-64, pochi mesi dopo esser giunto a Valdocco, si prese una terribile polmonite perchè dormiva scoperto la notte a mo' di penitenza. Questa penitenza, però, gli costò cara perchè nel Gennaio 1864, dopo 7 giorni di febbre causata dalla polmonite, Francesco torna alla Casa del Padre sussurrando all'orecchio di don Bosco che lo stava accudendo con il suo solito fare paterno: "Gesù e Maria, a voi dono l’anima mia".
Carissimi fratelli e sorelle, scusate se mi sono dilungato un poco ma credo sia bello fermarsi a conoscere insieme la vita dei testimoni del nostro tempo. Don Bosco senza fare troppo chiasso e senza cercare pubblicità alcuna ha donato alla Chiesa non solo la sua vita di zelante Sacerdote e illuminato Fondatore ma anche quella di tanti sani giovani che, seguendo il Vangelo, volevano "solo" farsi santi.
Vi saluto affidandovi alla paterna intercessione di San Giovanni Bosco e chiedendovi di recitare un'Ave Maria per tutti i Salesiani del mondo.
Fraternamente.
Andrea Elia Rovera
andreaeliarovera@yahoo.it